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Jazz: Gershwin


GERSHWIN

GERSHWIN - Sla ......pussa via!

George Gershwin (Brooklyn, New York 1898 - Hollywood 1937) è stato uno dei più popolari compositori del Novecento. Era il secondo di quattro figli di una coppia di ebrei russi immigrati negli Stati Uniti. Nel 1910 i genitori acquistarono un pianoforte per le lezioni di musica del primogenito Israel. Ma ben presto il dodicenne George si impossessò dello strumento, che suonava ad orecchio, dando prova di grande talento. Prese lezioni per un paio d’anni da vari insegnanti, fino a quando non gli venne presentato Charles Hambitzer, che divenne il suo protettore. Hambitzer gli insegnò la tecnica convenzionale, gli fece conoscere i maestri europei e lo incoraggiò ad andare ai concerti delle orchestre. Dopo tali concerti, il giovane Gershowitz cercava di riprodurre alla tastiera la musica che aveva ascoltato. Successivamente studiò con il compositore classico Rubin Goldmark.

Il primo lavoro di George Gershwin venne pubblicato nel 1916. Il compositore aveva appena diciott’anni. L’anno dopo fu ingaggiato dagli editori musicali Harms Publishers, specializzati nei musical, con un contratto di 35 dollari alla settimana. Gershwin avrebbe lavorato con loro per un decennio, componendo canzoni per gli spettacoli musicali a Broadway.

Nel 1919 George Gershwin ottenne il suo primo grande successo con la canzone “Swanee”. Il brano, scritto per il musical “The Capitol Revue” ed interpretato da Al Jonson, vendette milioni di copie.

L’anno dopo il direttore d’orchestra Paul Whiteman gli chiese di comporre un brano strumentale per la sua band. Fu così che nacque “Rhapsody in blue”. Il pezzo fu eseguito per la prima volta il 12 febbraio 1924, nel concerto di Whiteman e la sua jazz band alla Aeolian Hall di New York, con un enorme successo.

Spinto dal successo della Rapsodia, Gershwin si cimentò altre volte nella cosiddetta “musica colta”. Tra il 1925 e il 1928 scrisse successivamente il “Concerto in Fa per piano e orchestra”, i “Preludi per Piano” e “Un americano a Parigi”. Nonostante la scarsa esperienza del compositore con i generi musicali che brani del genere richiedevano, legati alla cultura musicale tipicamente europea, i pezzi furono applauditi da subito con straordinario entusiasmo.

Nel frattempo George Gershwin aveva cominciato a collaborare con il fratello maggiore Ira, che faceva il paroliere. Insieme costituirono una straordinaria coppia di autori di canzoni: George componeva le musiche ed Ira scriveva i testi.

Il loro primo lavoro assieme fu la commedia musicale “Lady Be Good” del 1924. Oltre alla canzone che dà il titolo allo spettacolo, la partitura comprendeva due canzoni che diventarono presto degli standard noti in tutto il mondo: “Fascinating Rhythm” e “The Man I Love”. Seguirono, poi, i musicals “Oh, Kay! “(con la canzone “Someone to watch over me”), “Americana”, “Treasure Girl”, “Funny Face” (da cui è tratta “S’Wonderful”), “Strike Up the Band” (che conteneva “I’ve Got A Crush On You”).

Nel 1928 i fratelli Gershwin fecero un viaggio a Parigi. L’esperienza fu fonte di ispirazione per George Gershwin, che compose, così, il già citato Un americano a Parigi. Nell’occasione, incontrò il compositore Maurice Ravel al quale chiese di impartirgli delle lezioni, al che Ravel avrebbe replicato: «Lei compone già dello stupendo, Gershwin. Perché vuole imparare a comporre un mediocre Ravel?» Secondo Stravinskij Ravel, che sapeva dei guadagni di Gershwin, avrebbe anche aggiunto: “Perché non dà lei qualche lezione a me?”.

La grande depressione del 1929 si fece sentire anche sul mondo dello spettacolo. I fratelli Gershwin continuarono comunque a lavorare, mettendo in scena nuovi musical, tra cui “Girl Crazy” nel 1930 (con le famose canzoni “I Got Rhythm” e “Embraceable You”) e “Of Thee I Sing “ nel 1931, la prima commedia musicale a vincere il Premio Pulitzer.

Nel 1933 George e Ira iniziarono a lavorare ad un grande progetto: portare in scena “Porgy and Bess”, la storia narrata nel libro omonimo di DuBoise Heyward. Per la partitura i due fratelli composero arie diventate poi celeberrime, come “Summertime”, “I Got Plenty of Nothin’”, “I Loves You Porgy” e “It Ain’t Necessarily So”. L’opera fu rappresentata per la prima volta il 30 settembre 1935 a Boston e alla fine fu salutata da 15 minuti di applausi.

 

Nel 1936 George Gershwin si trasferì ad Hollywood per dedicarsi alla composizione di musiche da film. Ottenne un contratto dalla RKO per le musiche dei film “Voglio danzare con te” (Shall We Dance, 1937), con Fred Astaire e Ginger Rogers, per cui George and Ira produssero il loro ennesimo successo, “They Can’t Take That Away From Me”, e “La magnifica avventura” (A Damsel in Distress, 1937).

Mentre stava lavorando alla partitura per il film “The Goldwyn Follies”, George Gershwin si accasciò al suolo. Morì poco dopo, l’11 luglio 1937, nemmeno quarantenne, per un tumore al cervello. Al suo funerale venne suonata “Rhapsody in Blue”.

 

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UN AMERICANO A PARIGI

 

La noia della routine di una sala prove di Broadway a metà degli Anni Venti dove un giovane promettente musicista troppo raffinato e troppo intelligente si sente irrimediabilmente allo stretto: una discussione, la voglia improvvisa di andarsene altrove, volare via in Europa in cerca di radici... Ed ecco Parigi, cuore culturale del Vecchio Continente (che in quegli anni per un musicista come lui vuol dire principalmente Maurice Ravel), un viaggio soprattutto attraverso se stesso e il proprio talento.

Gershwin fu davvero, nella sua estrema consapevolezza intellettuale, "Un americano a Parigi", (come si intitola una delle sue più celebri composizioni trasposta felicemente sul grande schermo da Vincente Minnelli), un artista fortemente anomalo, capace di una sintesi unica e irripetibile tra classico e contemporaneo, tra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, riuscendo come nessun altro a fonderle perfettamente in una miscela di immenso fascino.

Ha detto infatti Gershwin: “È mia intenzione ritrarre le impressioni di un visitatore americano a Parigi, come cammina attraverso la città, ascolta i vari rumori della strada, e assorbe l’atmosfera francese. L’allegra sezione iniziale è seguita da un blues molto intenso con un forte sottofondo ritmico. Il nostro amico americano, forse dopo essere entrato in un caffè e aver bevuto un po' improvvisamente soccombe alle fitte della nostalgia di casa, si mette ad osservare attentamente lo spettacolo della vita parigina. Alla fine i rumori della strada e l’atmosfera francese trionfano su tutto.”

 

“Un americano a Parigi” – prima parte – nell’esecuzione della New York Philarmonic Orchestra, dir. Lorin Maazel


LA RAPSODIA IN BLU

All’inizio degli anni ‘20 a New York aveva iniziato a diffondersi la fama del compositore George Gershwin e Paul Whiteman, direttore di una delle più note orchestre di musica leggera dell’epoca, gli chiese di comporre un concerto per pianoforte in stile jazz. Gershwin si dichiarò d’accordo ma, pensando si trattasse di un ipotetico impegno a lungo termine, dimenticò la faccenda in poco tempo. Grande fu il suo stupore quando, poco tempo dopo, apprese dalla lettura del New York Tribune che, di lì ad un paio di settimane, la Aeolian Hall avrebbe ospitato una serata di gala, durante la quale era prevista anche l’esecuzione di un ”Concerto per pianoforte” di Gershwin.

In preda al panico, il compositore si precipitò da Whiteman per risolvere in qualche modo la questione e, dopo accese discussioni, i due giunsero infine ad un accordo, secondo il quale, nei pochi giorni che mancavano all’appuntamento, il compositore si impegnava esclusivamente nella stesura della base musicale di una “Rapsodia per pianoforte ed orchestra”. Al resto avrebbe pensato Ferde Grofè, uno dei più interessanti musicisti del Novecento americano, che all’epoca era il fedele arrangiatore di Whiteman e pure pianista della sua orchestra. Fu così che, il 12 febbraio 1924, alla Aeolian Hall di New York, la Rapsodia in blu fece il suo debutto ufficiale in una versione per pianoforte e jazz band, con Gershwin al piano (che improvvisò, non avendo avuto il tempo di scrivere la partitura), accompagnato dalla compagine di Whiteman.

 

“Rapsodia in blu” – prima parte – nell’esecuzione di Stefano Bollani al piano con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, diretta da Kristjan Jarvi.


PORGY AND BESS

L’opera “Porgy and Bess” si nutre della musica nera, in tutte le sue varie componenti: il blues, lo spiritual, il dixieland, il jazz. Gershwin è riuscito ad amalgamare la varietà di questi aspetti grazie al suo dono melodico assolutamente personale, tanto da rendere universale il caratteristico, creando allo stesso tempo dei personaggi di assoluto realismo. In effetti il problema del naturalismo musicale è al centro del lavoro di Gershwin, che ha certamente tenuto presente anche alcuni atteggiamenti del teatro europeo, in particolare Puccini. L’esito drammaturgico è particolarmente felice anche per l’assenza di retorica, a cominciare dalla lingua del libretto, un dialetto dell’inglese parlato tipico dei neri del Sud. La vicenda, dagli sviluppi indubbiamente melodrammatici, procede senza indulgenze moralistiche o sentimentalismi sdolcinati. Bess è una donna fragile, colta nel momento inafferrabile in cui la bellezza comincia a sfiorire; il suo affetto per Porgy è autentico, ma subisce la forza malefica del mondo, sia quella fisica di Crown sia quella mentale di Sporting Life. Porgy lotta moralmente e fisicamente fino alla fine per difendere la propria felicità, grazie a una forza d’animo, che le vale dignità e rispetto. Di grande mestiere e inventiva sono anche le molte scene corali di un’opera che si sviluppa sempre in una dimensione comunitaria dell’esistenza, dove tutti partecipano alle vicissitudini altrui e la solidarietà reciproca è la norma. Il cortile di Catfish Row è un villaggio-ghetto, dal quale è pericoloso uscire; chi osa farlo è spinto da forze grandi e profonde: il male - il diabolico Sporting Life, che porge la mela a Bess - o il bene - Porgy, che parte alla ricerca del Paradiso. Con “Porgy and Bess” Gershwin ha dato un fondamento al teatro lirico americano; il suo insegnamento è stato seguito da compositori come Blitzstein e Bernstein, che si sono posti in maniera altrettanto approfondita il problema di dar vita allo stile di un’autentica opera nazionale.

 

La canzone piu’ famosa dell’opera è “Summertime”, che ascoltiamo qui nella versione di Luis Armstrong e Ella Fitzgerald.


LE CANZONI DI GERSHWIN

In poco più di vent’anni, George Gershwin compose oltre 700 canzoni. Tanti suoi brani furono ripresi da grandi artisti jazz come Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Herbie Hancock, fino a diventare degli standard.

I diritti d’autore sulle opere di George Gershwin continuano tuttora a fruttare significative royalties. I detentori di tali diritti furono tra i sostenitori del “Sonny Bono Copyright Term Extension Act”, la legge statunitense che estende la durata dei diritti d’autore per le opere pubblicate dal 1923 in poi, perché i lavori più famosi di Gershwin sono stati creati dopo tale data. I diritti d’autore sono scaduti nel 2007 nell’Unione Europea e scadranno tra il 2019 e il 2027 negli USA.

Il catalogo di Gershwin conta centinaia di canzoni, fra le quali citiamo: Somebody Loves Me, I'll Build a Stair-way to Paradise, Fascinating Rhythm, Oh Lady Be Good, The Man I Love, That Certain Feeling, Clap Yo' Hands, Do Do Do, Someone to Watch over Me, Strike Up the Band, 'S Wonderful, My One and Only, How Long Has This Been Going on?, I've Got a Crush on You, Liza, Soon, Embraceable You, I Got Rhythm, But Not for Me, Mine, Blah Blah Blah, By Strauss, Let's Call the Whole Thing Off, Slap That Bass, They All Laughed, They Can't Take That Away from Me, A Foggy Day, Nice Work if You Can Get It, Love Walked In, Love Is Here to Stay e le arie di Porgy and Bess (tra cui Summertime). Gershwin è uno dei massimi musicisti del sec. XX e forse il più popolare: la fama ottenuta in vita ne ha sancito la straordinaria potenza di invenzione melodica. Figlio del ragtime, Gershwin portò sempre amore e rispetto alla cultura nera. Non a caso i jazzisti hanno tanto amato e rielaborato le sue canzoni: I Got Rhythm è il secondo giro armonico più comune nel jazz, dopo il blues. Di qui Gershwin pervenne a un'utopica visione di sintesi fra tutte le culture americane (con la afroamericana in un ruolo centrale) animata da un grande, attualissimo messaggio di rottura delle barriere razziali e culturali fra gli uomini.

Nel primo video Charlie Parker esegue una brillante interpretazione di “ I got rythm” , mentre nel secondo la dolcissima voce di Billie Holiday interpreta “The man I love” (al sax tenore Lester Young).

 

Sla ......pussa via!